Raúl è un bambino forte, di carnagione olivastra e tratti ispanici. Porta i capelli lunghi e neri, sono lisci e molto spessi, legati da una coda di cavallo. Non è molto alto di statura, ma è ancora agli inizi del suo sviluppo e già dimostra una struttura atletica. Raúl ama la tranquillità, il silenzio, alterna il gioco con gli altri bambini a momenti in cui vuole essere lasciato solo a pensare. Nonostante non sia un tipo di molte parole, è un bambino buono e generoso, sempre pronto ad aiutare chi è più debole di lui; la sua gentilezza ed il suo forte coraggio e senso della giustizia, l'hanno reso molto popolare all'interno di Bridgebloom. Anche se raramente è stato visto litigare con qualcuno, nessuno si sognerebbe mai di prenderlo in giro o fargli uno scherzo; neanche i monelli molto più grandi di lui. Non ha sogni ne ambizioni, vole solo vivere una vita semplice e rispettosa, con tutta la calma e l'armonia che questo comporta. Raúl ha vissuto molto tempo da solo per le strade con suo fratello più grande Julius. Julius si prendeva molta cura del piccolo Raúl, gli ha insegnato ad essere forte, ad usare le sue doti fisiche superiori solo per aiutare i bisognosi; a credere che un cieco non è un essere umano inferiore. Raúl adorava suo fratello lo rispettava e ubbidiva a tutto quello che gli veniva detto. Sfortunatamente un giorno si svegliò e Julius non era più li accanto; nessuno sa che fine abbia fatto, se sia fuggito per non doversi più occupare di un fardello così impegnativo, se sia stato rapito o ucciso. Raúl ha vagato giorni e giorni a tentoni nella sua ricerca, trascurandosi e finendo quasi per morire di stenti; quando è stato recuperato dalle guardie e portato a Bridgebloom era quasi morto, nonostante abbia resistito con tutte le sue forze all'arresto. Raúl con il tempo se ne fatta una ragione, ha voluto molto bene a Julius e sa che non lo avrebbe mai lasciato senza una ragione più che valida, non ha intenzione di cercarlo, ma di rispettare fino all'ultimo il volere del fratello e seguire i suoi insegnamenti.
venerdì 31 agosto 2007
I bambini di Bridgebloom: RAUL
Raúl è un bambino forte, di carnagione olivastra e tratti ispanici. Porta i capelli lunghi e neri, sono lisci e molto spessi, legati da una coda di cavallo. Non è molto alto di statura, ma è ancora agli inizi del suo sviluppo e già dimostra una struttura atletica. Raúl ama la tranquillità, il silenzio, alterna il gioco con gli altri bambini a momenti in cui vuole essere lasciato solo a pensare. Nonostante non sia un tipo di molte parole, è un bambino buono e generoso, sempre pronto ad aiutare chi è più debole di lui; la sua gentilezza ed il suo forte coraggio e senso della giustizia, l'hanno reso molto popolare all'interno di Bridgebloom. Anche se raramente è stato visto litigare con qualcuno, nessuno si sognerebbe mai di prenderlo in giro o fargli uno scherzo; neanche i monelli molto più grandi di lui. Non ha sogni ne ambizioni, vole solo vivere una vita semplice e rispettosa, con tutta la calma e l'armonia che questo comporta. Raúl ha vissuto molto tempo da solo per le strade con suo fratello più grande Julius. Julius si prendeva molta cura del piccolo Raúl, gli ha insegnato ad essere forte, ad usare le sue doti fisiche superiori solo per aiutare i bisognosi; a credere che un cieco non è un essere umano inferiore. Raúl adorava suo fratello lo rispettava e ubbidiva a tutto quello che gli veniva detto. Sfortunatamente un giorno si svegliò e Julius non era più li accanto; nessuno sa che fine abbia fatto, se sia fuggito per non doversi più occupare di un fardello così impegnativo, se sia stato rapito o ucciso. Raúl ha vagato giorni e giorni a tentoni nella sua ricerca, trascurandosi e finendo quasi per morire di stenti; quando è stato recuperato dalle guardie e portato a Bridgebloom era quasi morto, nonostante abbia resistito con tutte le sue forze all'arresto. Raúl con il tempo se ne fatta una ragione, ha voluto molto bene a Julius e sa che non lo avrebbe mai lasciato senza una ragione più che valida, non ha intenzione di cercarlo, ma di rispettare fino all'ultimo il volere del fratello e seguire i suoi insegnamenti.
mercoledì 22 agosto 2007
I bambini di Bridgebloom: BERNHARD
Bernhard è un bambino grasso, insicuro e distratto. La vittima designata per gli scherzi degli altri bambini, la musa ispiratrice per tutte le prese in giro. Bernhard in realtà soffre molto per questo, ma se lo tiene per se, fingendo di stare allo scherzo per evitare di essere ulteriormente isolato dagli altri. E' un bambino socievole e sensibile, sfortunato quanto basta da essere una parodia di se stesso, una caricatura stereotipata dell'imbranato buono a nulla. Le angherie subite negli anni, hanno minato la sua autostima ed ora Bernhard, è incapace di esprimersi senza balbettare. Dentro di se desidera solo essere apprezzato ed ammirato, vorrebbe essere un eroe da grande; ma è un sogno destinato a non realizzarsi, nonostante i buoni propositi i grandi occhi neri di Bernhard sono privi della luce. Il bambino è basso di statura anche per la sua età, spesso indossa vestiti colorati di una taglia superiore; crede che mascherino la sua ciccia in eccesso. Nonostante quello che dicono i compagni, Bernhard non è un mangione, ha solo un metabolismo lento ed una lieve disfunzione ghiandolare. Spesso si prodiga in allenamenti ed in diete serrate, ma è uno sforzo inutile, che lo fa solo affaticare e sudare di più. Le insegnanti vietano a Bernhard di giocare all'aperto, soprattutto in primavera, il povero bambino è allergico a quasi tutto ed il suo cuore è debole per via di una malformazione congenita; cosa che gli altri bambini ignorano. Bernhard ha dei lucidissimi capelli neri, uguali a quelli di sua madre; una prostituta del molo, morta di parto quando il piccolo venne al mondo. Il prolungato sforzo e la mancanza di una adeguata ossigenazione al momento della nascita, sono costati a Bernhard l'uso della vista ed il debole cuore. Non si seppe mai chi fosse il padre, probabilmente ancora vivo, libero di godersi i piaceri del porto ed inconsapevole di aver generato un'indesiderato erede. Bernhard crede che suo padre un giorno verrà a prenderlo e lo porterà via da Bridgebloom, aspetta con ansia quel giorno; che non arriverà mai.
domenica 19 agosto 2007
I bambini di Bridgebloom: ABRAHAM
Abraham è il ragazzino più grande della classe di Blanche; sembra ancora più grande per via del suo altezzoso contegno. Sempre composto ed ordinato, indossa abiti eleganti e costosi, probabilmente un lascito dei suoi genitori. Abraham è molto alto per la sua età, i suoi capelli corvini sono corti e pettinati con la riga sulla destra; risalta il fatto delle sue origini benestanti. Il viso è pallido le guance scarne, Abraham è poco avvezzo ad uscire all'aperto; non gli piace mescolarsi con gli altri. Possiede un'intelligenza superiore al comune, si applica nello studio anche se impara le nozioni in maniera mnemonica, tralasciandone l'autentico significato. E' molto orgoglioso sia di se che della sua intelligenza, si reputa migliore anche degli adulti che lo circondano; li considera stupidi. Il suo carattere è lugubre, spesso fa riferimenti alla morte, anche se è evidente che si tratta solo di un pretesto per scioccare. Gode di grande rispetto dagli altri bambini che temono l'immagine di mistero che si è creato. Abraham non ride mai, non gioca mai, parla pochissimo e non con tutti; i suoi genitori erano dei ricchi mercanti o almeno così sostiene. Le sue origini sono l'argomento che preferisce, dato che si considera più altolocato dei poveri bimbi di strada. Asserisce che i suoi genitori commerciavano in spezie e sete; morirono per una grave epidemia diffusa da alcuni tessuti importati da lontane terre ad est. Non è possibile sapere se questa sia solo una fanfaronata, sicuramente è un ragazzino colto con un'educazione ed un modo d'esprimersi migliori; ma è anche vero che risiede a Bridgebloom da molto tempo, abbastanza da essere il più anziano. Detesta i forti rumori e la confusione, è sempre il primo a mettere in riga i compagni; anche se lo fa solo per attirare l'attenzione su di lui. Abraham è un'autentica istituzione all'interno dell'istituto, coccolato dalle inservienti che lo trovano garbato e pulito; non sopporta di essere secondo o snobbato. Odia profondamente chiunque cerchi di dargli dei buoni consigli, sbagliare per lui non è una alternativa; questo lo rende antipatico ai più, anche se nessuno ha il coraggio di dirglielo in faccia.
I bambini di Bridgebloom: GAVRIIL
giovedì 9 agosto 2007
BRIDGEBLOOM
lunedì 6 agosto 2007
CIRCO
Il pagliericcio umido alle prime luci del giorno, l'odore degli escrementi degli animali ed il barrito d'un vecchio elefante malato; questo per Blanche era il circo. I due metri quadrati della sua gabbia con le ruote, abbandonata tra gli altri carrozzoni ed il tendone rosso e bianco che la notte la copriva. Per gli spettatori era un giorno di festa, espediente per infiammare i sensi, fanfare ed i tamburi, le risate dei bambini ed il fumo pesante e le bestemmie degli adulti. Laggiù, isolata tra il nano e la donna barbuta, un mostro tra i mostri; perché dietro quella maschera variopinta un clown ha la faccia di uomo, Blanche solo quella del mostro. Ogni giorno qualche bambino curioso, sollevava il tendone dalla parte più nascosta e meno in vista. Poi strisciando, con la testa ben incollata all’erba, dava la prima occhiata all’interno, quasi sempre, scomparivano le ultime paure e gli ultimi scrupoli, lasciando lo spazio al dileggio. Blanche ricorda i primi giorni di prigionia, una bambina intrappolata da dodici sbarre e da una pesante massa tumorale che le invadeva il corpo. In quei lontani giorni, quando la notte era fredda e la pioggia crudele, Blanche aveva paura, proprio come gli altri bambini. Allontanata a forza dalla sua casa, costretta a vivere in condizioni pietose al ludibrio di estranei, la bimba tremava, ma non era quello che vedevano gli spettatori paganti; le non era una bambina, ma una curiosità da fiera, la dama di resina e null'altro, come può rapportarsi un mostro ai sentimenti? Un mostro non dovrebbe provarli. Il mondo non cambia, dipende solo da che lato stai della gabbia; il circo è un gioco, ma non è un gioco per tutti, per alcuni è una casa, per altri una scusa, per pochi l'inferno. Blanche cresceva e con lei il suo tumore, quello che le devastava la pelle e quello al di fuori della sua prigione, quel tumore che si passa da sorriso a sorriso e che affonda il cuore. Quanti anni costellati di giorni sempre uguali erano passati nella completa solitudine? "Venghino lor signori, venghino! Dalla lontana Invidia, terra di incanti e misteri, solo per oggi l'incredibile dama di resina! Per solo due biglietti potrete rimirare la più tremebonda creatura del mondo! Abbiate pur timore e non avvicinatevi alle sbarre, se non volete essere divorati dalla sua carne! La leggenda vuole che sia stata vomitata da un antico acero millenario..." Quante volte aveva sentito il ripetersi di questa assurda recita? La sola speranza che le rimaneva risiedeva nel suo male, Blanche pregava, affinchè arrivasse la morte e stendesse il suo pietoso velo su chi non avrebbe mai dovuto nascere; ma la morte non voleva la sua anima, la terra rifiutava il suo corpo. L'inferno non ha limiti e non è circoscritto in un unico luogo; perché dov'è l'inferno, lì noi sempre saremo. Panem et circenses.
domenica 5 agosto 2007
Le fantôme de son enfant perdu
Primogenito figlio mai nato di Blanche; sembra un controsenso, arduo da chiosare. I sentimenti di Blanche a riguardo sono contrastanti, non ne parla spesso e quando lo fa è malvolentieri. Nella vita Blanche avrebbe desiderato per se un futuro diverso, lontano dalla malattia e dagli sguardi curiosi del pubblico pagante; forse avrebbe desiderato avere un figlio, forse, ma non in questa maniera. La violenza del corpo è solo un momento, la mente galleggia lontano e le lacrime solcano il viso; ma il dolore di un figlio, un corpo estraneo nel ventre, qualcosa che cresce e non può essere tollerato. Blanche odiava quella vita che maturava dentro di se, almeno all'inizio della sua travagliata e dolorosa gravidanza; ma l'istinto materno non è forse un miracolo? Non è forse la forza che porta la vita sulla terra, la vita che trova sempre la sua strada, valicando gli impedimenti e infrangendo tutte le barriere? Blanche quel bambino alla fine lo voleva, lo voleva per se, avrebbe dato la vita per proteggerlo, la sua e quella degli altri; non bastò. Come sappiamo il bimbo morì, morì solo e senza nome, morì senza amore. Quale volontà si intromise è un mistero ancora irrisolto, lo spirito del figlio non volle abbandonare il grembo della madre; volontà propria o aliena non cambia questo fatto, il bambino l'accompagna e veglia su di lei. Il fantasma guarda più lontano, sente con maggiore attenzione cogliendo particolari che sfuggono a Blanche. Ma c'è altro che impegna quello spirito, una cosa che Blanche sospetta, ma che non può averne certezza; il bimbo non vuole che la madre muoia. Non si può dire se sia per amore o per convenienza, ogni qualvolta che la morte si avvicina a Blanche, il bimbo si frappone, ne incatena l'anima al corpo, condannandolo a vagare nel dolore di chi dovrebbe essere già morto. Le condizioni di Blanche difatti peggiorano di giorno in giorno, ma la terra la rifiuta, anche se la tomba continua a gridare. Due anime in un corpo, due anime che non comunicano o due parassiti che si eliminano a vicenda, la dama di resina continua la sua esistenza, celando nell'anima quello che il viso non può esprimere; alcuni la morte l'hanno nel cuore.
sabato 4 agosto 2007
LA DAMA DI RESINA
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