venerdì 31 agosto 2007

I bambini di Bridgebloom: RAUL

Raúl è un bambino forte, di carnagione olivastra e tratti ispanici. Porta i capelli lunghi e neri, sono lisci e molto spessi, legati da una coda di cavallo. Non è molto alto di statura, ma è ancora agli inizi del suo sviluppo e già dimostra una struttura atletica. Raúl ama la tranquillità, il silenzio, alterna il gioco con gli altri bambini a momenti in cui vuole essere lasciato solo a pensare. Nonostante non sia un tipo di molte parole, è un bambino buono e generoso, sempre pronto ad aiutare chi è più debole di lui; la sua gentilezza ed il suo forte coraggio e senso della giustizia, l'hanno reso molto popolare all'interno di Bridgebloom. Anche se raramente è stato visto litigare con qualcuno, nessuno si sognerebbe mai di prenderlo in giro o fargli uno scherzo; neanche i monelli molto più grandi di lui. Non ha sogni ne ambizioni, vole solo vivere una vita semplice e rispettosa, con tutta la calma e l'armonia che questo comporta. Raúl ha vissuto molto tempo da solo per le strade con suo fratello più grande Julius. Julius si prendeva molta cura del piccolo Raúl, gli ha insegnato ad essere forte, ad usare le sue doti fisiche superiori solo per aiutare i bisognosi; a credere che un cieco non è un essere umano inferiore. Raúl adorava suo fratello lo rispettava e ubbidiva a tutto quello che gli veniva detto. Sfortunatamente un giorno si svegliò e Julius non era più li accanto; nessuno sa che fine abbia fatto, se sia fuggito per non doversi più occupare di un fardello così impegnativo, se sia stato rapito o ucciso. Raúl ha vagato giorni e giorni a tentoni nella sua ricerca, trascurandosi e finendo quasi per morire di stenti; quando è stato recuperato dalle guardie e portato a Bridgebloom era quasi morto, nonostante abbia resistito con tutte le sue forze all'arresto. Raúl con il tempo se ne fatta una ragione, ha voluto molto bene a Julius e sa che non lo avrebbe mai lasciato senza una ragione più che valida, non ha intenzione di cercarlo, ma di rispettare fino all'ultimo il volere del fratello e seguire i suoi insegnamenti.

mercoledì 22 agosto 2007

I bambini di Bridgebloom: BERNHARD

Bernhard è un bambino grasso, insicuro e distratto. La vittima designata per gli scherzi degli altri bambini, la musa ispiratrice per tutte le prese in giro. Bernhard in realtà soffre molto per questo, ma se lo tiene per se, fingendo di stare allo scherzo per evitare di essere ulteriormente isolato dagli altri. E' un bambino socievole e sensibile, sfortunato quanto basta da essere una parodia di se stesso, una caricatura stereotipata dell'imbranato buono a nulla. Le angherie subite negli anni, hanno minato la sua autostima ed ora Bernhard, è incapace di esprimersi senza balbettare. Dentro di se desidera solo essere apprezzato ed ammirato, vorrebbe essere un eroe da grande; ma è un sogno destinato a non realizzarsi, nonostante i buoni propositi i grandi occhi neri di Bernhard sono privi della luce. Il bambino è basso di statura anche per la sua età, spesso indossa vestiti colorati di una taglia superiore; crede che mascherino la sua ciccia in eccesso. Nonostante quello che dicono i compagni, Bernhard non è un mangione, ha solo un metabolismo lento ed una lieve disfunzione ghiandolare. Spesso si prodiga in allenamenti ed in diete serrate, ma è uno sforzo inutile, che lo fa solo affaticare e sudare di più. Le insegnanti vietano a Bernhard di giocare all'aperto, soprattutto in primavera, il povero bambino è allergico a quasi tutto ed il suo cuore è debole per via di una malformazione congenita; cosa che gli altri bambini ignorano. Bernhard ha dei lucidissimi capelli neri, uguali a quelli di sua madre; una prostituta del molo, morta di parto quando il piccolo venne al mondo. Il prolungato sforzo e la mancanza di una adeguata ossigenazione al momento della nascita, sono costati a Bernhard l'uso della vista ed il debole cuore. Non si seppe mai chi fosse il padre, probabilmente ancora vivo, libero di godersi i piaceri del porto ed inconsapevole di aver generato un'indesiderato erede. Bernhard crede che suo padre un giorno verrà a prenderlo e lo porterà via da Bridgebloom, aspetta con ansia quel giorno; che non arriverà mai.

domenica 19 agosto 2007

I bambini di Bridgebloom: ABRAHAM

Abraham è il ragazzino più grande della classe di Blanche; sembra ancora più grande per via del suo altezzoso contegno. Sempre composto ed ordinato, indossa abiti eleganti e costosi, probabilmente un lascito dei suoi genitori. Abraham è molto alto per la sua età, i suoi capelli corvini sono corti e pettinati con la riga sulla destra; risalta il fatto delle sue origini benestanti. Il viso è pallido le guance scarne, Abraham è poco avvezzo ad uscire all'aperto; non gli piace mescolarsi con gli altri. Possiede un'intelligenza superiore al comune, si applica nello studio anche se impara le nozioni in maniera mnemonica, tralasciandone l'autentico significato. E' molto orgoglioso sia di se che della sua intelligenza, si reputa migliore anche degli adulti che lo circondano; li considera stupidi. Il suo carattere è lugubre, spesso fa riferimenti alla morte, anche se è evidente che si tratta solo di un pretesto per scioccare. Gode di grande rispetto dagli altri bambini che temono l'immagine di mistero che si è creato. Abraham non ride mai, non gioca mai, parla pochissimo e non con tutti; i suoi genitori erano dei ricchi mercanti o almeno così sostiene. Le sue origini sono l'argomento che preferisce, dato che si considera più altolocato dei poveri bimbi di strada. Asserisce che i suoi genitori commerciavano in spezie e sete; morirono per una grave epidemia diffusa da alcuni tessuti importati da lontane terre ad est. Non è possibile sapere se questa sia solo una fanfaronata, sicuramente è un ragazzino colto con un'educazione ed un modo d'esprimersi migliori; ma è anche vero che risiede a Bridgebloom da molto tempo, abbastanza da essere il più anziano. Detesta i forti rumori e la confusione, è sempre il primo a mettere in riga i compagni; anche se lo fa solo per attirare l'attenzione su di lui. Abraham è un'autentica istituzione all'interno dell'istituto, coccolato dalle inservienti che lo trovano garbato e pulito; non sopporta di essere secondo o snobbato. Odia profondamente chiunque cerchi di dargli dei buoni consigli, sbagliare per lui non è una alternativa; questo lo rende antipatico ai più, anche se nessuno ha il coraggio di dirglielo in faccia.

I bambini di Bridgebloom: GAVRIIL

Gavriil è un bambino spavaldo, nonostante sia cieco dalla nascita non si ritiene inferiore ai suoi coetanei; i suoi pugni sono li a dimostrarlo. Sempre pronto a giocare ed iniziare una rissa, come una piccola cicatrice bianca sopra l'arcata sopraccigliare testimonia. Rapido con la lingua e nei movimenti, è difficile capire il suo stato se non lo si conosce. Trova le vesti troppo costrittive e limitanti, anche perché spesso gioca nel fango, tende a coprire solo le parti basse. Il suo volto è spigoloso, duro, incorniciato da una folta chioma di riccioli biondi; ovviamente i suoi capelli non sono mai pettinati e tendono ad essere infeltriti e sporchi. Non si sa molto di lui prima dell'ingresso a Bridgebloom, vi è stato relegato dopo che due guardie l'hanno trovato rubare al mercato. Non ha mai parlato dei suoi genitori, quindi non è sicuro che sia orfano, ma nessuno è mai venuto a cercarlo; questo la dice lunga su di lui. Probabilmente discende da una di quelle tribù barbariche, le sue fattezze non possono mentire. Gavriil ha preso una brutta strada, per sopravvivere da solo in un mondo che lo vede svantaggiato; spesso colto da gelosia attaccava i bambini più fortunati di lui, Gavriil non ha bisogno di pretesti. Non ha paura di nessuno e non rispetta alcuna autorità oltre la propria, gli piace comandare e raramente sta al suo posto; questo lo rende spesso antipatico agli altri bambini. Tuttavia Gavriil non è un orso, ed odia stare da solo, però anche un bambino da prendere in giro o maltrattare per lui è già una compagnia sufficiente. Gavriil ama i cani, spesso si diverte a rincorrerli o a portare loro del cibo di nascosto; difatti anche se a fama di bambino cattivo, riserva la sua preadolescenziale aggressività per gli altri ospiti di Bridgebloom. Spesso grida e parla sempre con voce molto forte, interrompe e prevarica nelle discussioni, ma non è molto portato per la dialettica ne per l'apprendimento; la ritiene una fatica inutile. Preferisce giocare all'aperto, piuttosto che rimanere rinchiuso in un aula ad ascoltare qualsivoglia lezione. Non di rado Gavriil soffre di incubi notturni e piange nel sonno, anche se al risveglio non li ricorda; è sempre disposto a fare a pugni con chi glielo fa notare.

giovedì 9 agosto 2007

BRIDGEBLOOM

Una lanterna a muro, grossa e ornata da volute in ferro, sparge una luce rosso magenta su di una targa in pietra che affissa a un palazzotto intonacato di rosso recita: "Casa dei fanciulli Bridgebloom". Il nome deve essere dovuto all'edificio, o a qualche lascito per il mantenimento del palazzo, dato che Bridgebloom è l'unico orfanotrofio in tutta Arshmork. L'edificio, anche se indubbiamente datato, ha un architettura moderna. Un minuscolo cortile sembra cingerlo, recintato da un inferriata sottile ma abbastanza alta. Oltre, qualche cespuglio e una bassissima gradinata, cinque gradini, porta al portico. Una lanterna di vetro verde fatto a bolle, disegna sul pavimento di pietra e sul portone ombre rotondeggianti e irregolari. Una catena penzola accanto al portone, con una targhetta in bronzo annerito che riporta la scritta: "tirare". L'edificio oltre al pianterreno ha due piani e una fila di abbaini che difficilmente si riescono ad intravedere, forse un terzo piano molto basso. Le luci che filtrano da alcune finestre, sono sempre accese, chiuse da grate geometriche ed eleganti; i vetri opachi non permettono sguardi indiscreti. La direttrice è tale Mathilde Blaum, una donna sulla quarantina inoltrata; alta, magra e vestita in modo austero di grigio, si abbina senza volere alla sua capigliatura racchiusa in un un bel fermaglio con cammeo. Il suo carattere è freddo e severo, ma non è cattiva, si porta dentro un vero amore per i suoi bambini. Insieme alla direttrice, nell'istituto lavora un personale prevalentemente femminile, tutti portano un' uniforme bianca. Blanche da poco è stata assunta come inserviente e maestra in una classe di bambini che richiedono cure speciali.

lunedì 6 agosto 2007

CIRCO

Il pagliericcio umido alle prime luci del giorno, l'odore degli escrementi degli animali ed il barrito d'un vecchio elefante malato; questo per Blanche era il circo. I due metri quadrati della sua gabbia con le ruote, abbandonata tra gli altri carrozzoni ed il tendone rosso e bianco che la notte la copriva. Per gli spettatori era un giorno di festa, espediente per infiammare i sensi, fanfare ed i tamburi, le risate dei bambini ed il fumo pesante e le bestemmie degli adulti. Laggiù, isolata tra il nano e la donna barbuta, un mostro tra i mostri; perché dietro quella maschera variopinta un clown ha la faccia di uomo, Blanche solo quella del mostro. Ogni giorno qualche bambino curioso, sollevava il tendone dalla parte più nascosta e meno in vista. Poi strisciando, con la testa ben incollata all’erba, dava la prima occhiata all’interno, quasi sempre, scomparivano le ultime paure e gli ultimi scrupoli, lasciando lo spazio al dileggio. Blanche ricorda i primi giorni di prigionia, una bambina intrappolata da dodici sbarre e da una pesante massa tumorale che le invadeva il corpo. In quei lontani giorni, quando la notte era fredda e la pioggia crudele, Blanche aveva paura, proprio come gli altri bambini. Allontanata a forza dalla sua casa, costretta a vivere in condizioni pietose al ludibrio di estranei, la bimba tremava, ma non era quello che vedevano gli spettatori paganti; le non era una bambina, ma una curiosità da fiera, la dama di resina e null'altro, come può rapportarsi un mostro ai sentimenti? Un mostro non dovrebbe provarli. Il mondo non cambia, dipende solo da che lato stai della gabbia; il circo è un gioco, ma non è un gioco per tutti, per alcuni è una casa, per altri una scusa, per pochi l'inferno. Blanche cresceva e con lei il suo tumore, quello che le devastava la pelle e quello al di fuori della sua prigione, quel tumore che si passa da sorriso a sorriso e che affonda il cuore. Quanti anni costellati di giorni sempre uguali erano passati nella completa solitudine? "Venghino lor signori, venghino! Dalla lontana Invidia, terra di incanti e misteri, solo per oggi l'incredibile dama di resina! Per solo due biglietti potrete rimirare la più tremebonda creatura del mondo! Abbiate pur timore e non avvicinatevi alle sbarre, se non volete essere divorati dalla sua carne! La leggenda vuole che sia stata vomitata da un antico acero millenario..." Quante volte aveva sentito il ripetersi di questa assurda recita? La sola speranza che le rimaneva risiedeva nel suo male, Blanche pregava, affinchè arrivasse la morte e stendesse il suo pietoso velo su chi non avrebbe mai dovuto nascere; ma la morte non voleva la sua anima, la terra rifiutava il suo corpo. L'inferno non ha limiti e non è circoscritto in un unico luogo; perché dov'è l'inferno, lì noi sempre
saremo. Panem et circenses.

domenica 5 agosto 2007

Le fantôme de son enfant perdu

Primogenito figlio mai nato di Blanche; sembra un controsenso, arduo da chiosare. I sentimenti di Blanche a riguardo sono contrastanti, non ne parla spesso e quando lo fa è malvolentieri. Nella vita Blanche avrebbe desiderato per se un futuro diverso, lontano dalla malattia e dagli sguardi curiosi del pubblico pagante; forse avrebbe desiderato avere un figlio, forse, ma non in questa maniera. La violenza del corpo è solo un momento, la mente galleggia lontano e le lacrime solcano il viso; ma il dolore di un figlio, un corpo estraneo nel ventre, qualcosa che cresce e non può essere tollerato. Blanche odiava quella vita che maturava dentro di se, almeno all'inizio della sua travagliata e dolorosa gravidanza; ma l'istinto materno non è forse un miracolo? Non è forse la forza che porta la vita sulla terra, la vita che trova sempre la sua strada, valicando gli impedimenti e infrangendo tutte le barriere? Blanche quel bambino alla fine lo voleva, lo voleva per se, avrebbe dato la vita per proteggerlo, la sua e quella degli altri; non bastò. Come sappiamo il bimbo morì, morì solo e senza nome, morì senza amore. Quale volontà si intromise è un mistero ancora irrisolto, lo spirito del figlio non volle abbandonare il grembo della madre; volontà propria o aliena non cambia questo fatto, il bambino l'accompagna e veglia su di lei. Il fantasma guarda più lontano, sente con maggiore attenzione cogliendo particolari che sfuggono a Blanche. Ma c'è altro che impegna quello spirito, una cosa che Blanche sospetta, ma che non può averne certezza; il bimbo non vuole che la madre muoia. Non si può dire se sia per amore o per convenienza, ogni qualvolta che la morte si avvicina a Blanche, il bimbo si frappone, ne incatena l'anima al corpo, condannandolo a vagare nel dolore di chi dovrebbe essere già morto. Le condizioni di Blanche difatti peggiorano di giorno in giorno, ma la terra la rifiuta, anche se la tomba continua a gridare. Due anime in un corpo, due anime che non comunicano o due parassiti che si eliminano a vicenda, la dama di resina continua la sua esistenza, celando nell'anima quello che il viso non può esprimere; alcuni la morte l'hanno nel cuore.

sabato 4 agosto 2007

LA DAMA DI RESINA

Blanche Lugné-Poë o più opportunamente nota come la "dama di resina", è l'ammonimento lapalissiano di come la natura perpetri empie scorrettezze. La sua è una novella amara, geminata dalla coercizione del sedicente uomo ordinario. Nata da una casato di nobile lignaggio, tarato da dilemmi di origine pecuniaria, fu liquidata per una corposa somma di danaro ad un impresario circense. Siffatto provvedimento, fu sancito non solo dalle astrusità economiche o per non palesare un simile mostro nella propria discendenza; ma dalla degenerante neurofibromatosi che stava acutizzandosi nella adolescente fanciulla. Codesta patologia aveva reso il volto della giovine ed il suo braccio destro ad un cascame di carne cancerosa. L'impresario come da copione, esibiva Blanche come la strabiliante "dama di resina" esponendola all'indiscreto ludibrio dei paesanotti zotici. Il reiterare dei giorni in gabbia, dei fischi e delle arachidi scagliatele contro, scandivano gli anni di Blanche. Nel vedere la sua creatura sfiorire, l'impresario ebbe l'infelice idea di perpetrare la specie ed i suoi interessi, compensando un giovane alcolizzato senza scrupoli perché violentasse la donna. Blanche rimase incinta, pregna di una creatura che nelle sue passate condizioni non avrebbe mai potuto dare alla luce. La gravidanza stava uccidendo sia Blanche che il bambino. Vedendosi sfuggire il suo capitale più prezioso, l'imprenditore ricercò uno dei più rinomati medici di Arshmork, perché salvasse il suo investimento. Senza troppi giri di parole, il medico disse che per il nascituro non c'era niente da fare, ma che aveva i mezzi per salvare la donna, a patto s'intende di rimuoverle gran parte dell'estesa massa tumorale; ovviamente dietro un lauto compenso. L'imprenditore, avendo naso per gli affari, respinse la prestazione del medico e senza ulteriore indugio, decise di estirpare egli stesso del ventre della donna il già defunto carico. Fintanto che l'uomo si disponeva ad improvvisarsi chirurgo, Blanche riuscii a sottrarre uno dei ferri, conficcandolo con vigore mai espresso tra le scapole dell'impresario, uccidendolo. Vedendo riversato a terra il suo carceriere, le sfuggi un sorriso, l'unico che le sue labbra avessero mai piegato; rimase sorridente in attesa di spegnersi, abdicando per sempre al dolore, l'unica lezione che la vita le avesse mai impartita. Ma come è risaputo, l'esistenza raramente segue i piani e la volontà dell'uomo. Il dottore, ritornato per negoziare sul prezzo dell'operazione, vide la donna esanime e l'uomo morto. Quello che lo spinse a sanare la donna non fu certo un gesto altruistico, avrebbe fatto pagare a lei la somma, non appena fosse stata in grado, in seguito l'avrebbe consegnata alle autorità per l'omicidio. La degenza della donna fu lunga, le varie operazioni sul suo corpo erano state eseguite in maniera grossolana, sperimentale; le costarono l'occhio destro. Ogni notte mentre recuperava man mano le forze, le appariva in sogno il suo bimbo mai nato. Per lei era un sostegno, tanto forte da spingerla ad aggredire e strangolare con le proprie mani anche il medico, quando con il viso d'avvoltoio le presentò la parcella. Blanche fuggii, non sapendo dove andare, seguendo solo le indicazioni che il bambino nei suoi sogni le dava, spronandola a lottare per la sua vita. Nonostante le operazioni, il suo aspetto era inevitabilmente compromesso, decise di ricominciare una nuova vita tra la gente di Nightmoore. Aveva visitato quel porto in uno dei suoi spettacoli, scelto come meta per via dello scarso successo che ebbe tra quella gente, abituata a mostri peggiori. Blanche Lugné-Poë ora è solo un bianco satellite morente che ruota lento attorno al nero astro della vita.