sabato 4 agosto 2007

LA DAMA DI RESINA

Blanche Lugné-Poë o più opportunamente nota come la "dama di resina", è l'ammonimento lapalissiano di come la natura perpetri empie scorrettezze. La sua è una novella amara, geminata dalla coercizione del sedicente uomo ordinario. Nata da una casato di nobile lignaggio, tarato da dilemmi di origine pecuniaria, fu liquidata per una corposa somma di danaro ad un impresario circense. Siffatto provvedimento, fu sancito non solo dalle astrusità economiche o per non palesare un simile mostro nella propria discendenza; ma dalla degenerante neurofibromatosi che stava acutizzandosi nella adolescente fanciulla. Codesta patologia aveva reso il volto della giovine ed il suo braccio destro ad un cascame di carne cancerosa. L'impresario come da copione, esibiva Blanche come la strabiliante "dama di resina" esponendola all'indiscreto ludibrio dei paesanotti zotici. Il reiterare dei giorni in gabbia, dei fischi e delle arachidi scagliatele contro, scandivano gli anni di Blanche. Nel vedere la sua creatura sfiorire, l'impresario ebbe l'infelice idea di perpetrare la specie ed i suoi interessi, compensando un giovane alcolizzato senza scrupoli perché violentasse la donna. Blanche rimase incinta, pregna di una creatura che nelle sue passate condizioni non avrebbe mai potuto dare alla luce. La gravidanza stava uccidendo sia Blanche che il bambino. Vedendosi sfuggire il suo capitale più prezioso, l'imprenditore ricercò uno dei più rinomati medici di Arshmork, perché salvasse il suo investimento. Senza troppi giri di parole, il medico disse che per il nascituro non c'era niente da fare, ma che aveva i mezzi per salvare la donna, a patto s'intende di rimuoverle gran parte dell'estesa massa tumorale; ovviamente dietro un lauto compenso. L'imprenditore, avendo naso per gli affari, respinse la prestazione del medico e senza ulteriore indugio, decise di estirpare egli stesso del ventre della donna il già defunto carico. Fintanto che l'uomo si disponeva ad improvvisarsi chirurgo, Blanche riuscii a sottrarre uno dei ferri, conficcandolo con vigore mai espresso tra le scapole dell'impresario, uccidendolo. Vedendo riversato a terra il suo carceriere, le sfuggi un sorriso, l'unico che le sue labbra avessero mai piegato; rimase sorridente in attesa di spegnersi, abdicando per sempre al dolore, l'unica lezione che la vita le avesse mai impartita. Ma come è risaputo, l'esistenza raramente segue i piani e la volontà dell'uomo. Il dottore, ritornato per negoziare sul prezzo dell'operazione, vide la donna esanime e l'uomo morto. Quello che lo spinse a sanare la donna non fu certo un gesto altruistico, avrebbe fatto pagare a lei la somma, non appena fosse stata in grado, in seguito l'avrebbe consegnata alle autorità per l'omicidio. La degenza della donna fu lunga, le varie operazioni sul suo corpo erano state eseguite in maniera grossolana, sperimentale; le costarono l'occhio destro. Ogni notte mentre recuperava man mano le forze, le appariva in sogno il suo bimbo mai nato. Per lei era un sostegno, tanto forte da spingerla ad aggredire e strangolare con le proprie mani anche il medico, quando con il viso d'avvoltoio le presentò la parcella. Blanche fuggii, non sapendo dove andare, seguendo solo le indicazioni che il bambino nei suoi sogni le dava, spronandola a lottare per la sua vita. Nonostante le operazioni, il suo aspetto era inevitabilmente compromesso, decise di ricominciare una nuova vita tra la gente di Nightmoore. Aveva visitato quel porto in uno dei suoi spettacoli, scelto come meta per via dello scarso successo che ebbe tra quella gente, abituata a mostri peggiori. Blanche Lugné-Poë ora è solo un bianco satellite morente che ruota lento attorno al nero astro della vita.